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<title>Iacopo Venier</title>
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<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 12:17:44 +0100</pubDate>
<description>Iacopo Venier Web Site</description>
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 <title>Iacopo Venier</title>
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<title>6 Marzo a Milano</title>
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<description><![CDATA[
<div align="center"> <a href="http://noracismdonate.altervista.org/">
  <img src="upload/images2/nordsottoscrizioni.jpg" width="491" height="299" /></a>
</div>]]></description>
<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 12:17:44 +0100</pubDate>
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<title>NO.R.D- NO Racism Day. Il 6 marzo tutt* a Milano</title>
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<description><![CDATA[
<div align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="3"> <a href="http://norazzismoday.altervista.org/adesionefacebook.html">
  <img alt="" src="http://147.123.155.124/upload/images2/NORD.jpg" vspace="5" align="left" border="0" hspace="5" /></a>&quot;Il 6 marzo, a Milano, si svolgerà una grande manifestazione contro il razzismo, l'omofobia e la xenofobia. Ancora una volta da Facebook, come nel caso del 'No Berlusconi Day', si leva la voglia dell'opinione pubblica di farsi sentire contro le politiche e le pseudo culture della destra che ci governa.&quot;NO.R.D.-No Racism Day&quot; sarà l'occasione non solo per opporsi alla Lega e al razzismo dilagante ma anche per mostrare il volto civile del Paese. Sono ormai oltre 200mila le adesioni alla manifestazione sulle pagine di facebook e degli altri social network mente si stanno organizzando da Navora a Napoli, da Vicenza a Palermo, i pulmann per trasformare anche questa volta il virtuale in reale. Il PdCI - Federazione della sinistra aderisce a livello nazionale e territoriale senza riserve alla mobilitazione e parteciperà alla manifestazione&quot;. E' quanto afferma Jacopo Venier, dell' Ufficio politico del PdCI - Federazione della sinistra.</font>
</div>]]></description>
<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 17:18:09 +0100</pubDate>
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<title>I torti e le ragioni</title>
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<description><![CDATA[<div align="justify">
  <div align="center"><font size="6" color="#cc0000"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">I torti e le ragioni</font></b></font>
    <br />
  </div><font size="3" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">
  <br />di Jacopo Venier
  <br />
  <br />Le cronache comuniste riportano una storica frase di Pajetta : “ è meglio avere torto con il partito che ragione da soli.” 
  <br />Questo principio, (che da sempre condivido e che è contenuto esplicitamente anche nel ragionamento posto alla base della nota “ Il semplice difficile a farsi: UNITI SUBITO!”), va però oggi valutato alla luce di due questioni di fondo. 
  <br />La prima è quale sia il partito, la seconda è se si è veramente soli. Quale sia il partito che decide su ragioni e torti non è affatto una domanda impropria alla luce del fatto che il mio partito attuale il PdCI pensa la propria strategia in funzione dell’obiettivo di realizzare il partito futuro e cioè il Partito di tutte le comuniste ed i comunisti. Se si sia veramente da soli lo si deve valutare anche in relazione al consenso che le proprie idee o proposte raccolgono non solo nei gruppi dirigenti ma nella più ampia comunità a cui si appartiene che è fatta di militanti, di iscritti ed anche di simpatizzanti ed elettori.
  <br />Fatta questa premessa posso dire che la lunghissima riunione dell’Ufficio Politico del PdCI del 16 dicembre 2009 in cui si è discusso dei temi che mi sono permesso di porre all’attenzione del partito in relazione alla possibilità di una iscrizione diretta alla Federazione, per me modifica profondamente il quadro ed impone una seria riflessione, anche autocritica.
  <br />L’intensità emotiva della discussione ha fatto emergere anche elementi affettivi, che ovviamente non possono e non devono condizionare la politica, ma che evidenziano ai miei occhi un prezioso substrato di legami intensi e profondi frutto di più di dieci anni di militanza comune. 
  <br />L’elemento fondamentale della discussione che abbiamo avuto però è stato il generale timore che questa proposta potesse apparire come un disarmo unilaterale del PdCI. 
  <br />Nessuno dei componenti l’organismo dirigente (nemmeno coloro che pur contrastandola hanno riconosciuto non solo la legittimità ma anche la fondatezza teorica della proposta) ritiene possibile che questo tipo di iniziativa possa generare una reazione a catena contestuale e parallela nel corpo politico di Rifondazione Comunista al punto da determinare quella massa critica necessaria a produrre un salto in avanti verso la costruzione di un unico Partito Comunista. 
  <br />Il dubbio che, dietro le posizioni di resistenza del gruppo dirigente di Rifondazione ci sia un corpo politico disponibile ad accettare la sfida di una accelerazione unitaria, non c’è. Quindi l’interpretazione che ne deriva è la necessità di accantonare la questione pena il rischio di disorientare il corpo militante del PdCI al punto da pensare ad un suo scioglimento.
  <br />Questa obiezione unanime (che io avevo preso in considerazione già nella mia nota ed a cui ho cercato di replicare nella discussione portando a testimonianza i tantissimi messaggi di attenzione e disponibilità che, proprio da militanti di Rifondazione sono giunti all’idea) taglia però la testa al toro.
  <br />Lo scopo del ragionamento da me avanzato non era affatto quello di produrre lo scioglimento del PdCI&nbsp; ma anzi di rafforzarne la linea con una diversa opzione tattica. Questo non si può determinare però contro il suo gruppo dirigente che ovviamente reagirebbe, non solo liquidando la possibilità avanzata, ma rinchiudendosi in difesa. Si acuirebbero quindi i pericoli di una ulteriore burocratizzazione ed autoreferenzialità già oggi presenti e da me tanto temuti e denunciati.
  <br />Da qui la seconda questione su cui ho riflettuto profondamente in questi giorni. 
  <br />Il rischio di generare una eterogenesi dei fini. 
  <br />A questo punto sostenere la mia posizione oltre la dimensione del ragionamento collettivo dentro gli organismi dirigenti del PdCI potrebbe infatti determinare nuove rotture, separazioni ed incomprensioni che non servirebbero all’obiettivo che resta quello di rafforzare la Federazione al punto da farla divenire, se non il Partito, lo spazio della rapida ricomposizione dei comunisti.
  <br />Come ho sempre detto la mia non è una battaglia personale ma una iniziativa politica dentro il quadro dato per cambiarlo. Date le condizioni mi rimetto quindi alle decisioni del mio partito (attuale e non futuro) che, come avevo chiesto, ha svolto una valutazione sulla compatibilità di questa idea con la linea uscita dal Congresso di Salsomaggiore.
  <br />Credo comunque che l’obiettivo fondamentale sia stato raggiunto. Oggi, grazie anche alla discussione che si è pubblicamente aperta, e che non è esagerato dire abbia coinvolto migliaia di compagni, la situazione è più chiara, la tattica più esplicita, le posizioni meno ambigue.
  <br />La storica frase di Pajetta (che si inquadra in una logica di applicazione alta del centralismo democratico e che ha consentito allo stesso Pajetta di rimanere delle sue opinioni pur piegandosi alle decisioni collettive) comporta ovviamente da parte mia un vincolo politico con la linea e la tattica definita dagli organismi dirigenti del PdCI. Questo vincolo deriva proprio dalla discussione che è avvenuta e dalla sintesi che si è trovata. 
  <br />Solo la discussione libera, il dibattito partecipato, la ricerca della sintesi generano la condizione per ottenere quella disciplina di organizzazione senza la quale i partiti, presenti e futuri, non è che si sciolgono ma semplicemente non esistono. 
  <br />Detto questo non mi resta che raccontare ai compagni della esperienza positiva della prima riunione del Consiglio Nazionale della Federazione. Una riunione consapevole delle difficoltà, ricca di molte e diverse posizioni che hanno arricchito il dibattito; una riunione capace di definire una scaletta di lavoro ed i primi strumenti per farlo. 
  <br />In questo contesto porterò tutta la determinazione unitaria e la speranza e la passione che mi ha mosso nell’ultimo periodo. 
  <br />Anche in questo caso so che non sono affatto solo.
  <br /></font>
</div>
<br />
<br /> ]]></description>
<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 13:55:55 +0100</pubDate>
</item>
<item>
<title>Uniti subito? Davvero lo vogliamo?</title>
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<description><![CDATA[
<div align="justify">
  <div align="center"><b><font color="#cc0000" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="6">UNITI SUBITO?</font><font size="6">
    <br /></font><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="6">LO VOGLIAMO DAVVERO?</font></b>
    <br />
  </div><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="3">
  <br />
  <br />Dopo quattro giorni di dibattito intenso mi pare necessario affrontare alcune critiche che sono state poste al ragionamento contenuto nella nota “Il semplice difficile a farsi: UNITI SUBITO!”</font>
  <br />
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="3">Alcuni lettori (distratti o malevoli) hanno tratto una conclusione sbagliatissima :”Venier vuole sciogliere il PdCI!” E’ esattamente il contrario. Io, non da solo&nbsp; a quanto pare, mi sto chiedendo come dare attuazione al mandato congressuale che chiedeva agli organismi dirigenti di trovare la strada per la fusione con Rifondazione Comunista. Se si vuole cambiare questo mandato del Congresso si deve convocare un nuovo congresso del Partito dei Comunisti Italiani. Io penso, come ho scritto, che il PdCI deve trasformarsi, dentro la federazione, in un luogo di elaborazione, di proposta, di iniziativa ma non ha senso che questo mantenga una propria organizzazione strutturata come un partito. Del resto come si spiega la presentazione della Fondazione Marx XXI se non come una tappa in questa direzione?</font>
  <br />
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="3">La seconda obiezione, serissima, che viene avanzata sta nella domanda: “ ma dove ci porti? La Federazione come partito non esiste e quindi meglio rimanere dove stiamo che cadere nel vuoto”. Questa obiezione è giusta e senza una risposta certa. La premessa del mio ragionamento è che tutti ci assumiamo insieme un rischio e così cambiamo la realtà. Si tratta quindi di discutere, verificare, confrontare insieme le opinioni e le possibilità e poi decidere il da farsi. Sono convinto che, alla fine, la Federazione sarà il partito di tutte e di tutti i comunisti o non sarà. Sarebbe quindi meglio arrivarci subito che perdere ancora una volta tempo prezioso.</font>
  <br />
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="3">La terza questione che vorrei porre è questa: se mi sbaglio, se chi, e mi sembra che siano tanti, è disposto ad iscriversi subito e solo alla Federazione si sta sbagliando (cosa possibilissima) come si realizza l’unità dei comunisti? Speriamo che tutti si iscrivano al PdCI? Ci iscriviamo tutti a Rifondazione? Speriamo che venga da Marte qualcuno che ci metta assieme per forza? Insomma quale è la strada realistica per ottenere una cosa così semplice che sembra impossibile?</font>
  <br />
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="3">Infine vorrei dire a chi critica il fatto che stiamo ancora discutendo di contenitori e non di contenuti che ha assolutamente ragione. Io credo che questa discussione serva, prima di tutto, per far emergere fino in fondo e senza ambiguità le posizioni. Si vogliono mantenere in vita due partiti comunisti? Lo si dica tutti lealmente. Smettiamo di scontrarci su chi è più unitario e, finalmente, andiamo a far politica fuori da noi, nella società, nel conflitto!</font>
</div> ]]></description>
<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 19:49:12 +0100</pubDate>
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<title>La discussione prosegue. L'intervento di Interlenghi (PdCI Fermo)</title>
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<description><![CDATA[<p align="center"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="6">FEDERAZIONE FUORI TEMPO MASSIMO.</font></b>
</p>
<p align="center"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font color="#cc0000"><b><font size="6">DOBBIAMO TORNARE AL PCI</font></b></font>
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Caro Iacopo, ho letto attentamente quello che hai scritto.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Per certi versi interessante, per altri appare velleitario e sovradimensionato rispetto al cumulo di macerie dalle quali stiamo, con estrema fatica, tentando di riemergere.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">La federazione arriva fuori tempo massimo; noi la chiediamo da anni ma paghiamo lo scotto di quel peccato originale che si chiama &quot;scissione&quot; (non entro nel merito della scelta fatta nel '98 e, allora, ero segretario di federazione di Rifondazione).</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Diliberto ha ragione quando dice: occorre rinnovare i gruppi dirigenti, io dico di più, dobbiamo dare ai giovani lo strumento per cambiare questa società e la federazione è un minus rispetto a ciò che meritano.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">I sondaggi ci danno al 2,5% (!) e non siamo riusciti a fare una sintesi sull'unità. Questo è il dato di fatto. Dentro Rifondazione si agitano svariate &quot;anime&quot; (che appunto rischiano sempre più di rimanere soggettività ectoplasmatiche in tutto e per tutto).</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Stiamo diventando una caricatura di una storia che ci ha pesantemente sconfitto, nonostante le nostre analisi non siano state così sbagliate vista la crisi dell'attuale modello di sviluppo capitalistico.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">La federazione della sinistra ha un simbolo che, tutto può dirsi tranne che equivoco, rappresenta le lotte dei lavoratori: è un simbolo comunista a tutto tondo. Perché chiamarci, allora, federazione della sinistra? Perché rincorriamo quello che hanno già fatto (giusto o sbagliato che sia) i compagni di S &amp; L? Capisco il rispetto verso altri soci fondatori ma, mi chiedo: nella mia provincia chi rappresenta il movimento di Salvi? Chi quello di Patta?</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Mi sembra tanto che abbiamo adottato il simbolo di rifondazione, aggiungendovi alcune sigle.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Rifondazione era il nostro partito, quel minimo comune denominatore che caratterizza le storie, le passioni, le scelte che circa 20 anni fa facemmo tutti insieme. Venute meno le motivazioni di quella scissione, tanto valeva far ritorno a casa, guardarsi negli occhi, rimboccarsi le maniche e ripartire.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">L'alternativa? Riprendersi di forza il vecchio simbolo del P.C.I., magari affrontando una battaglia legale e dire alla gente: Siamo tornati!</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Saluti comunisti.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Renzo Interlenghi - Segretario della federazione di Fermo del PdCI </font>
</p> ]]></description>
<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:47:06 +0100</pubDate>
</item>
<item>
<title>La discussione.</title>
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<description><![CDATA[
<div align="justify"><b><font size="4"><i>Pubblico alcuni dei commenti che cominciano ad arrivare al mio articolo
  <br /></i></font></b>
  <div align="center"><b><font size="4"><i>&nbsp;<font color="#cc0000">&quot;Il semplice difficile a farsi: UNITI SUBITO!&quot;. </font></i></font></b>
    <br />
  </div><b><font size="4"><i>
  <br />Oltre a questi raccolti in ordine sparso, ad oggi 10 dicembre, sono presenti ben 72 commenti al testo pubblicato su Facebook all'indirizzo:</i></font></b>
  <br />
</div><font size="2"><i>
<br /></i></font>
<div align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">http://www.facebook.com/profile.php?v=app_2347471856&amp;ref=name&amp;id=1637021994#/note.php?note_id=196016354813</font>
  <br />
  <br /><font size="2"><i><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Mi scuso per quelli che non ho potuto ancora recuperare.</font>
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Grazie a tutt*</font></i></font>
  <br />
</div>
<p class="UIIntentionalStory_Message" data-ft="{&quot;type&quot;:&quot;msg&quot;}" align="justify">
</p> ]]></description>
<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 21:40:43 +0100</pubDate>
</item>
<item>
<title>Francesco Francescaglia : Caro Jacopo non sono d'accordo.</title>
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<description><![CDATA[
<div align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><i>Pubblico molto volentieri questa articolata risposta di Francesco Francescaglia, responsabile Esteri del PdCI, alla mia nota &quot;Il semplice difficile a farsi&quot;. La discussione è aperta e questo mi pare sia un bene per tutt* e soprattutto per la Federazione. Grazie Francesco.</i>
  <br />
  <br /></font>
  <div align="center"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="6">Caro Jacopo, non sono d'accordo.</font>
    <br />
  </div>
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; ho letto con molta attenzione la tua nota; l’attenzione che si deve ad un compagno che rispetto profondamente, con una notevole esperienza ed una grande capacità di produrre lavoro politico. Un compagno con il quale condivido da sempre tanta parte del mio percorso politico nel PdCI. Per questo e perché mi hai chiesto una mia opinione, ho deciso di scrivere queste righe, sebbene io ritenga che i dibattiti politici fondamentali, come quello che tu hai sollevato, debbano sempre svolgersi all’interno delle opportune sedi di partito (non per burocratismo, ma perché credo profondamente che la forma di un dibattito sia sempre anche sostanza).
  <br />Ti dico subito, con la franchezza che ti è dovuta, che non condivido.</font><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">
  <br /></font>
</div> ]]></description>
<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 18:35:50 +0100</pubDate>
</item>
<item>
<title>Il semplice difficile a farsi. UNITI SUBITO!</title>
<link>http://iacopovenier.it/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=591</link>
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<description><![CDATA[<div align="justify"> 
  <div align="center"><font size="7"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">“il semplice difficile a farsi” 
    <br /> 
    <img src="http://147.123.155.124/upload/images2/simbolofds.jpg" /> 
    <br /></font></b></font> 
  </div> 
  <div align="center"><font size="5"><b><i><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Vogliamo il partito unico? </font> 
    <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Allora iscriviamoci tutti solo alla Federazione!</font> 
    <br /></i></b></font> 
  </div> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">di Iacopo Venier</font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Il comunismo, diceva Brecht “è il semplice difficile a farsi”. Le cose semplici infatti impongono scelte nette ed il coraggio del nuovo. </font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Se non riusciamo ancora a fare il comunismo facciamo almeno un partito all’altezza dei compiti.</font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Vogliamo che la Federazione diventi subito un partito dove tutte le comuniste ed i comunisti, tutti gli uomini e le donne della sinistra, possano militare fianco a fianco? Vogliamo superare in avanti quelle divisioni personali e di gruppo che tanti danni hanno fatto ai comunisti ed alla sinistra?</font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Allora la scelta “semplice” è contenuta nell’art.1 dello statuto della Federazione. La lungimiranza o l’incoscienza di chi ha scritto lo statuto ci consegna infatti una straordinaria possibilità.</font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">L’articolo 1 dice che tutti hanno il diritto di iscriversi alla Federazione.</font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Tutti significa che, non solo i nuovi militanti, ma anche coloro che nel 2009 sono stati iscritti a Rifondazione, ai Comunisti Italiani agli altri “soggetti promotori” possono decidere di iscriversi anche solo alla Federazione. Sarebbe un atto semplice, immediato, dirompente. </font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Se tutti, o almeno un grande numero, di iscritti, di militanti ma anche di dirigenti delle forze politiche che hanno dato vita alla Federazione decidessero di iscriversi direttamente al soggetto unitario si determinerebbe immediatamente un salto in avanti verso il partito unico. Sarebbe l’unico, vero, modo per far valere nella Federazione il proclamato principio “una testa un voto”.</font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Ogni cambiamento impone sempre di rompere gli schemi, di andare all’essenziale, di non indugiare mai su quelle che possono sembrare giuste prudenze ma in realtà sono spesso opportunismi che nascono dalla paura di perdere piccoli o grandi privilegi o rendite di posizione.</font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Potrei fermarmi qui ma voglio affrontare subito alcune possibili obiezioni a questo ragionamento.</font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">1) La prima che mi viene in mente è l’obiezione di chi dirà .” non serve, tanto gli iscritti ai partiti sono automaticamente iscritti alla federazione ”. Vero. Se tutti continueremo ad iscriverci ai nostri rispettivi partiti faremo il nostro dovere e ciò che ci si aspetta da noi. Ma così facendo rischiamo di sprecare una opportunità storica. Un forte ed immediato movimento interno alla Federazione che (questa volta davvero dal basso) avrebbe un deciso significato politico e potrebbe imporre nei fatti di dare subito alla Federazione luoghi veri di discussione, di decisione, di rappresentanza. Lo statuto, a parte questa straordinaria possibilità, disegna infatti una struttura barocca dove sopravvivono sovranità e livelli di discussione diversi e sovrapposti. Rischiamo nel migliore dei casi una enorme perdita di tempo in doppie o triple riunioni e nel peggiore una pratica verticistica e la trasformazione degli iscritti in truppe cammellate.</font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">2) La seconda obiezione potrebbe essere “ ma noi vogliamo un partito comunista. La Federazione non lo è a partire dal nome ”. Io penso che se tutti i comunisti e le comuniste si iscrivessero subito alla Federazione potrebbero affrontare, liberi dalle diplomazie delle proprie burocrazie, anche la questione del nome stesso della Federazione. Il Partito Comunista Italiano è stato la casa delle comuniste e dei comunisti ma anche di tante persone di sinistra che ne condividevano il programma. In realtà proprio la presenza dentro la Federazione di due partiti comunisti può essere ed è utilizzato come alibi da chi non vuole che si dica chiaramente che questa è la Federazione dei comunisti e della sinistra di alternativa.&nbsp; Quindi proprio per non incorrere in opportunismi sulla nostra identità è il caso che questa sia determinata in un processo costituente realmente partecipato dove ognuno, a partire dalle comuniste ed i comunisti che costituiscono in teoria oltre il 90% degli iscritti, possa contare davvero. </font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">3) La terza obiezione che mi sono fatto è :” si tratta di un salto nel buio. Si indeboliscono i partiti mentre serve il massimo di organizzazione. E’ avventurismo:” Questo aspetto mi preoccupa parecchio. Le nostre strutture sono fondamentali a reggere lo sforzo tanto più in un&nbsp; momento di lotte politiche e sociali al calor bianco. Mai ho ammiccato all’idea delle costituenti o delle palingenesi. Penso però che tutti abbiamo ben consapevolezza dello stato di drammatica sofferenza, di fragilità ed a volte addirittura di inconsistenza in cui versano le nostre organizzazioni. A volte poi sono le organizzazioni stesse, per dinamiche personalistiche, verticistiche o di autoconservazione a fare da tappo all’azione politica ed a frenare i processi unitari. La sussistenza per lungo tempo di queste organizzazioni così come sono oggi mi sembra quindi più un pericolo che una opportunità. Se i partiti non si supereranno in tempi rapidissimi, dentro la Federazione si rischia una infinita guerriglia sui territori (a partire dalla competizione numerica proprio sugli iscritti) ed una paralisi diplomatico-burocratica al centro. C’è persino la “lontana” possibilità che logiche di autoconservazione possano portare a nuove rotture potendo contare su strutture, finanziamenti, di partito, di gruppo o di corrente. Insomma, un processo spinto e travolgente di confluenza immediata dei compagni e delle compagne nella Federazione potrebbe comportare problemi di ristrutturazione delle forme di insediamento, ma allo stesso tempo darebbe l’opportunità di sperimentare subito ciò che comunque dovremo fare se vogliamo costruire un soggetto politico all’altezza delle sfide. </font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">4) La quarta possibile obiezione che vorrei affrontare è “ ma se gli attuali dirigenti hanno stabilito questo compromesso la tua è sfiducia nei loro confronti”. No. Io penso che tutti coloro che hanno gestito fino a qui la nascita della Federazione lo abbiano fatto con grande lucidità e buon senso. Sono stati tutti generosi al punto giusto per ottenere il risultato possibile. Ora però si tratta di vedere se è necessario che qualcuno aiuti questi nostri dirigenti ad avere ancora più coraggio completando il passaggio del guado. Certo in termini generali si porrà un giorno un problema di rinnovamento di un gruppo dirigente che, complessivamente, è in sella da 20 anni. Ma non è certo cosa da affrontare oggi. La Federazione, una volta divenuta davvero luogo sovrano e sovra-ordinato della militanza e della politica di tutti noi, dovrà darsi anche un nuovo gruppo dirigente nato nelle lotte e nelle dinamiche sociali come dicono i suoi documenti fondativi. </font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">5) La quinta obiezione riguarda in qualche modo la mia legittimazione, sul piano personale, a prendere una iniziativa in questo senso. Il PdCI come Rifondazione hanno infatti deciso, diversamente dal ragionamento qui avanzato, di intensificare il proprio tesseramento ed insediamento di organizzazione. Essendo io un dirigente nazionale del PdCI si potrebbe erroneamente supporre un contrasto con la linea del mio partito. Assolutamente non è così. Il mio partito, il PdCI, sin dalla sua fondazione si è proposto come “la sinistra che unisce”. Dal 2001 in poi ha perseguito tenacemente proprio la linea della “Federazione della Sinistra” che oggi si va realizzando. Inoltre l’atto fondamentale verso l’unità è stato compiuto all’ultimo congresso quando il PdCI ha deciso di rendersi disponibile alla immediata fusione con Rifondazione Comunista. L’intervento di Diliberto alla assemblea del 5 dicembre ci ha chiesto di rompere gli indugi, di avere il coraggio del nuovo, di accettare i rischi della sfida e dell’unità, di “avere il coraggio di mettersi in gioco senza paura”. Bisogna essere coerenti con queste parole e smascherare, se ci sono, resistenze, riserve mentali e doppi giochi. Ora si apre la possibilità di realizzare il mandato del congresso. Se trasformeremo la Federazione nel partito unico delle comuniste e dei comunisti riusciremo per la prima volta nella storia a superare davvero in avanti una scissione. I partiti decidendo di federarsi hanno riconosciuto la loro non-autosufficienza e nel contempo, aprendo le iscrizioni anche a persone non da loro organizzate, hanno stabilito un piano di sovranità che non appartiene più esclusivamente a loro. Io penso che il mio partito, PdCI (come del resto anche gli altri “soggetti promotori”), non debba affatto sciogliersi ma trasformarsi. Dopo la nascita della Federazione i partiti non possono e non devono procedere come se nulla fosse accaduto. La nostra storia, una storia a cui ho dedicato energie e passioni sin dal momento della sua nascita, ed il nostro coerente impegno per l’unità ci consente di andare avanti trasformando quello che oggi è un partito, il PdCI, in un luogo di elaborazione politica, di ricerca teorica ed anche di difesa di una storia, quella del PCI, che non deve mai essere archiviata. In particolare credo che la cultura politica dei comunisti italiani sia fondamentale perché la Federazione non cada nell’estremismo e nel minoritarismo. La mia è quindi una “obiezione” sulla tattica, sugli strumenti migliori per raggiungere l’obiettivo, e non sulla linea che, appunto, questo obiettivo definisce. Si tratta di una proposta diversa che posso solo oggi avanzare dopo che, appunto, è stato approvato, se pur in un modo non molto partecipato, il nuovo statuto della Federazione. C’è chi dice che per ottenere il partito unico bisogna aumentare gli iscritti al PdCI; io penso che invece sia più opportuno accelerare la predisposizione di strumenti per la battaglia culturale e di egemonia, come la Fondazione proposta da Diliberto, ed allo stesso tempo spingere immediatamente verso la fusione organizzativa con Rifondazione dentro la Federazione. Credo che su questo terreno troveremmo molte più simpatie e disponibilità da parte dei compagni e delle compagne del PRC che molto difficilmente seguiranno la tortuosa via che oggi gli viene proposta: lasciare il loro partito per iscriversi al PdCI per poi poter ottenere il partito unico con gli stessi compagni che hanno lasciato. Se invece nessuno lasciasse nulla ma tutti ci iscrivessimo alla Federazione ciò avverrebbe senza conflitti, senza vinti e senza vincitori. Non dobbiamo mai dimenticarci che i partiti ed i movimenti politici hanno un senso per il loro progetto, gli specifici programmi, gli strumenti di analisi e non per l’autoconservazione dei propri gruppi dirigenti come la presenza di tante riserve di sovranità e di privilegi ai soggetti promotori presente nello statuto provvisorio della Federazione potrebbe far supporre.</font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">E’ una sfida al PdCI ma anche a Rifondazione. Nel PRC si è aperto un dibattito anche sugli esiti del congresso di Chianciano quando, per respingere l’ipotesi “arcobalenista” vendoliana si è spinto molto sull’insuperabilità del PRC pur rimanendo quel partito una sorta di confederazione di correnti, gruppi e tendenze cristallizzate secondo il modello bertinottiano. La Federazione vissuta come partito unico non diluisce affatto le identità ma consente a queste di uscire dai propri recinti. Dobbiamo vivere questo processo come una sfida in avanti che inevitabilmente provocherà scomposizioni e riaggregazioni. Il problema è capire se questi processi debbano essere lenti, graduali, progressivi o se sia necessario uno strappo che consenta immediatamente di liberare energie e passioni per l’impresa comune.</font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">6) La sesta obiezione è una sfida: “ bene, bella idea, allora fallo subito tu.”. Io personalmente sono pronto a questo passo. Per caso e non per scelta non ho ancora la tessera 2010 del mio partito ( che in teoria ho il tempo di rinnovare sino alla chiusura del tesseramento in autunno). I gesti dei singoli sono importanti ma ciò che conta davvero sono i processi collettivi. Anche negli ultimi anni c’è stato chi ha usato l’artificio retorico del “dare l’esempio partendo da me”. Non mi sembra che, a parte qualche discutibile vantaggio in termini di propaganda, questo abbia fatto fare un solo passo in avanti alla dimensione collettiva. Prima di una determinazione personale sento quindi l’esigenza di verificare in una discussione libera con compagni e compagne questa proposta, suggestione o illusione. Mi piacerebbe anche in questo modo contribuire ad innescare un dibattito pubblico e trasparente sulle forme, i tempi e le regole che ci porteranno a vivere una militanza comune nella Federazione. Alla fine ovviamente ognuno decide ma in una dimensione collegiale e collettiva. Se la Federazione, nel suo percorso costituente, discuterà anche di questo non credo che sarà un elemento di indebolimento ma al contrario, per tutti, uno stimolo a fare meglio verso il massimo di unità possibile.</font> 
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  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">In realtà l’unico ostacolo forse determinante è di natura tecnica e non politica. Lo slittamento dei tempi della Assemblea nazionale, da ottobre a dicembre, ci mette nelle condizioni di discutere di questa opportunità forse troppo tardi. Molti potrebbero infatti obiettare : “lo farei ma io mi sono già iscritto al mio partito. Quindi non posso più fare come proponi. “ Per fortuna infatti già oggi migliaia e migliaia di militanti hanno rinnovato per il 2010 la tessera ai soggetti promotori della Federazione. Fino ad ora però a questi iscritti era aperta una sola possibilità per partecipare al processo. Dopo l’approvazione dello statuto tutto cambia. Teoricamente sarebbe possibile immaginare per questi iscritti un diritto di “opzione” è cioè, dopo l’introduzione della nuova opportunità statutaria, di poter considerare la propria iscrizione al partito solo per il fatto che questa “dà automaticamente diritto” ad essere iscritti alla Federazione. Insomma si potrebbe chiedere di veder “convertita” la propria attuale tessera di partito nella tessera della Federazione e basta. </font> 
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  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Se non sarà possibile, per ragioni tecniche o per le resistenze di chi vuole difendere strutture oggi ormai in gran parte autoreferenziali,&nbsp; seguire la strada “semplice” dell’iscrizione alla Federazione dovremo impegnarci perché quello del 2010 sia l’ultimo tesseramento ai “soggetto promotori”. Per decidere assieme una tale eventualità, sarà forse necessario convocare, immediatamente dopo le prossime elezioni regionali, un Congresso straordinario del PdCI.</font> 
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  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Altre obiezioni sono certamente possibili e, se me ne sarà data l’occasione, le affronterò in una discussione in cui metto in conto persino di poter cambiare idea….</font> 
  <br /> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Ultima considerazione. Ovviamente avanzare pubblicamente questa proposta comporta un rapporto leale prima di tutto con il mio partito ed i suoi organi dirigenti. Io credo sinceramente che tutto ciò che ho scritto e penso sia compatibile con il mandato che il Congresso ci ha dato, ma, ovviamente, dal punto di vista politico e statutario non spetta a me trarre questo tipo di conclusioni. </font> 
  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Informerò quindi immediatamente il Presidente ed il Segretario e la Commissione di Garazia di queste mie riflessioni che ovviamente, essendo riflessioni di carattere politico, non possono rimanere riservate. Mi impegno sin da ora a rispettare fino in fondo le decisioni che questi vorranno determinare. Dato l’emergere però di un mio dissenso sulla conduzione tattica della prossima fase, in segno di profondo rispetto, mi autosospendo dall’organismo esecutivo del mio partito e cioè dall’Ufficio di Segreteria del PdCI.</font> 
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  <br /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Iacopo Venier</font> 
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</div> 
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<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 15:32:49 +0100</pubDate>
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<title>Simbolo Federazione della Sinistra</title>
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<title>I comunisti nella rete</title>
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<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:13:05 +0100</pubDate>
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